sabato 19 dicembre 2009

La Cripta dei Cappuccini - Joseph Roth

Titolo:La Cripta dei Cappuccini (originale: Die Kapuzinergruft)
Autore:Joseph Roth

Anno:1938

Editore:Adelphi Edizioni
Traduzione:
Laura Terreni
ISBN:88-459-0712-0

Pagine:195


Trama:Francesco Ferdinando Trotta (chiamato così in onore
dell'allora erede al trono dell'impero austro-ungarico) racconta la sua storia, attraverso lo smembramento della sua nazione, passando per la Prima Guerra Mondiale e la lenta avanzata del partito nazionalsocialista.

Come premessa, ci tengo a dire che la trama che ho provato a delineare non rende assolutamente giustizia a questo libro. Purtroppo, riassumere tutto quello che succede nelle 195 pagine di questo volumetto è quasi impossibile, se non si vuole rovinare il piacere della lettura ad altri.

Trotta, il nostro narratore, è ciò che resta di un'antica nazione, l'Impero Austro-Ungarico e le sue cariche nobiliari, ed è insieme un perfetto rappresentante della nuova umanità, disincantata e uccisa dagli orrori della guerra, della disgregazione dei popoli, del dolore, e della vecchia umanità, così legata al nobile, al bello, all'essere diversi sotto una stessa bandiera, simboleggiata dall'Impero. Lui stesso si rende conto di essere fuori posto secondo il vecchio ordine delle cose perché, se prima della Grande Guerra questo aveva un senso, al suo ritorno il mondo sembra essersi rovesciato, e con esso le sue regole. Tuttavia, mentre proprio per questo lui non si ritiene esponente del proprio tempo noi, che invece lo leggiamo in prospettiva, dopo le esperienze della Guerre Mondiali e dall'alto di ben 70 anni, anche di più, di differenza, possiamo dire senza troppi dubbi che Trotta è un esponente dell'uomo a cavallo tra i due conflitti, con un piede nel prima, nella fine dell'800 e nell'inizio del '900, e un piede nel dopo, dal 1914 in poi.
Questo è sottolineato anche dal linguaggio, con quel sapore antico che hanno i termini caduti in disuso.

Ma, più che la storia, ciò che mi ha davvero colpito è lo stile del narratore: assolutamente superbo. Roth non si limita a descrivere meramente l’evento accaduto, lui lo narra, lo vive e lo fa vivere attraverso Trotta: assorbe l’indifferenza del personaggio, i suoi sentimenti, quella che dopo la guerra diventerà la singolare vita di un essere che sopravvive, ma non per questo si può definire sopravvissuto ad essa, e li riversa tutti insieme descrivendo l’animo dell’epoca e della guerra in modo fantastico. Gli anni della vicenda, che hanno la loro importanza nello svolgersi della trama, sono sfiorati con tocchi da maestro, senza mai fermarsi a fare una lunga riflessione sulla guerra, o su ciò che ne consegue; è forse proprio per questo che il periodo storico affiora con più forza, quando viene tirato in causa. E’ come se ad un uomo, perso nel bosco, fosse improvvisamente data una bussola: l’effetto è illuminante, deciso, ed egli può ben rendersi conto dell’utilità dell’oggetto che ha appena ricevuto, sicuramente più di chi aveva la certezza di portarselo dietro in saccoccia. Ecco: questo è l’effetto delle date che Roth sembra seminare con parsimonia, lungo il corso della narrazione.

Senza contare uno degli aspetti che più mi è piaciuto, cioè la caratterizzazione: anche i personaggi secondari che appaiono per poche pagine sono talmente ben delineati che rimangono impressi durante il racconto, come se i ricordi di Trotta fossero in qualche modo condivisi: ad esempio, il domestico Jacques (che inoltre fa parte di una scena molto commovente), o il sottotenente Krassin (che, secondo me, può anche far riflettere su come la guerra non è combattuta da buoni e cattivi, ma solo da uomini). Insomma, anche il più piccolo personaggio ha il diritto, per un momento, di rubare la scena alla trama; inutile dire che i personaggi principali sono anche meglio. Chapeu!
Di Trotta ho già parlato a lungo; sono poi presenti Branco, il cugino polacco, Reiseger, carrettieri, che hanno una parte non indifferente nella vita del giovane nobile di Sipolje, la madre di Trotta (un personaggio tanto atipico, così figlio del suo tempo, e verso la fine tenero, tanto da far pietà) ed Elizabeth (che non ho sopportato, mai: aveva il potere di farmi arrabbiare appena leggevo il suo nome sulla pagina!).

La trama si sviluppa in maniera inaspettata, con una conclusione, di fronte alla Cripta dei Cappuccini (in cui sono sepolti gli imperatori), altrettanto adatta, un punto di domanda più evocativo di mille punti fermi. In effetti, l’incipit e la fine sono state le mie parti preferite, penso.
In poche parole, un libro che consiglio di leggere; inizialmente gli avevo dato 3 stelline, ma proprio scrivendo la recensione mi sono resa conto che ne merita 4, senza alcun dubbio.


Voto:

9


Frasi e Citazioni che mi hanno colpita...

  • E a noi tutti si spezzò il cuore quando il treno lasciò con fracasso la stazione; poichè amavamo la mestizia con la stessa leggerezza con cui amavamo il piacere.
  • Ogni suo gesto, ogni sua mossa, la più piccola, la più insignificante, mi turbava profondamente, perchè ero convinto che ogni movimento della sua mano, ogni cenno del capo, ogni dondolare del piede, una lisciatina alla veste, quel bagnarsi appena le labbra alla tazzina del caffè, un fiore inatteso sul vestito, lo sfilarsi di un guanto, tradissero un chiaro, immediato rapporto con me - e con me soltanto.
  • Nel momento in cui fu lì, inevitabile, davanti a me, capii subito [...] che persino una morte assurda era preferibile ad una vita assurda. Avevo paura della morte. Questo è certo. Io non volevo restare ucciso. Volevo unicamente acquistarmi la certezza di poter morire.
  • Ma allora ero troppo giovane per dimostrare commozione senza vergogna. E da quella volta mi sono reso conto che bisogna essere ben maturi e perlomeno avere molta esperienza per mostrare un sentimento senza l'impedimento della vergogna.
  • "Tutto ciò è così grave?" dissi. "Peggio che grave, ragazzo! Quando di roba che non vale nulla si comincia a fare qualcosa che ha l'aria di valere molto! Dove andremo a finire? [...] Se si vuole imbrogliare, allora d'accordo. Ma per di più questa gente dell'imbroglio si fa anche un merito, figliolo! Capisci? [...]"
  • Ma le rivoluzioni di oggi hanno un difetto: non riescono.


Ciao, e buoni libri a tutti :D

Cami

5 commenti:

  1. Una altro libro da segnare in lista!
    PS: Tanti auguri di buone feste!! ^___^

    RispondiElimina
  2. Auguri di buone feste anche a te :D

    RispondiElimina
  3. Buon natale e felice anno nuovo.
    Ti auguro un anno carico di nuove letture piacevoli, di sorrisi e gioia.
    Auguri
    Aria

    RispondiElimina
  4. Stasera inizierò "Fuga senza fine", spero non mi deluda l'amico Joseph :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo spero anche io :) "Fuga senza fine" non l'ho mai letto, fammi sapere che ne pensi!

      Elimina