sabato 6 agosto 2016

Eternal War. Gli eserciti dei Santi - Livio Gambarini

Titolo: Eternal War - Gli eserciti dei Santi
Autore: Livio Gambarini

Anno: 2015

Editore: Acheron Books
ISBN: 978-88-9921-624-5

Pagine: 184

Trama: Firenze, XIII secolo: Guelfi e Ghibellini combattono tra loro senza trovare pace, e lo stesso accade nelle lande dello Spirito, dove gli Ancestrarchi, guide della maggiori famiglie, stringono alleanze e si danno battaglia nel tentativo di mantenere al potere i propri protetti. Kabal, Ancestrarca dei Cavalcanti, ha un asso nella manica: Guido, erede dalle caratteristiche peculiari. Ma il mondo, in tutte le dimensioni, sta per cambiare... e la guerra incombe.

Pencil-icon.pngLibro ricevuto dalla casa editrice. Quello che segue è il mio onesto parere.

Seguo con interesse le attività di Acheron Books – piccola ed agguerrita casa editrice prevalentemente digitale - più o meno da quando hanno annunciato i primi titoli. Le copertine e le trame accattivanti mi davano l'impressione di un'ottima curatela, ed ero curiosa di capire se lo stesso si potesse dire delle storie che venivano presentate. Così, quando Samuel Marolla mi ha contattata proponendomi Eternal War - L'esercito dei Santi, azzeccando subito il titolo che più sentivo nelle mie corde, non ho proprio potuto dire di no. E per fortuna, perché avevo bisogno di una dose di avventura e Gambarini, con il suo fantasy a fondo storico, mi ha dato esattamente quello che cercavo.  


L'idea di una dimensione parallela alla nostra in cui si muovono gli Spiriti che tirano i fili delle maggiori famiglie, influenzando il corso degli eventi, mi ha subito entusiasmata, soprattutto perché già dalle prime pagine si può percepire il lavoro "sommerso" di pianificazione e ideazione della mitologia che sta alla base delle lande dello Spirito. A partire da un potere letteralmente intessuto nelle loro vesti, che aumenta o cala a seconda di quanto i membri della famiglia fanno o subiscono, gli spiriti guida puntano tutti i loro sforzi essenzialmente su una sola cosa, ovvero la prosperità per la propria famiglia: e a seconda del retaggio passato (e della sua gestione) occupano determinati gradini della scala gerarchica – una posizione non sempre semplice da mantenere. Come potete immaginare Firenze, nel periodo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, non è esattamente un luogo facile in cui portare avanti questo obiettivo, soprattutto quando i Santi – tra le entità più potenti in questa realtà – sono sempre più difficili da convocare.  
Come lettori noi seguiamo Kabal, altrimenti noto come Kaballicantes, Ancestrarca – ovviamente – della famiglia Cavalcanti; una sorta di anti-eroe astuto e intraprendente, sarcastico e pronto a intraprendere piani ingegnosi ma non sempre molto sicuri per riuscire ad innalzare la propria famiglia e sé stesso. Non è tanto il credo politico quanto l'ambizione che l'ha portato a schierarsi da una parte del conflitto piuttosto che dall'altra, e sempre l'ambizione l'ha portato a puntare sul pupillo della famiglia, Guido, in maniera molto particolare.  


Seguire Kabal è stato divertente ed entusiasmante: ha il tipico carattere da eroe di un libro d'avventura, il mascalzone individualista e dalla battuta facile che però, in fondo, è di buon cuore. La sua voce è distinta, particolare e riconoscibile, e brilla tanto nella narrazione quanto nei dialoghi con gli altri personaggi eterei, sviluppati un filo meno ma comunque interessanti e ben tratteggiati. Stesso dicasi per gli umani: i Cavalcanti, in particolare Guido, sono i più approfonditi – com'è ovvio che sia vista la prospettiva attraverso cui seguiamo la storia, attraverso gli occhi di Kabal – ma anche gli altri esponenti principali delle famiglie simbolo di Firenze, dagli Uberti agli Alighieri, hanno i loro momenti. Ammetto che all'inizio ero inquieta riguardo a questo punto, perché Guido Cavalcanti e Dante Alighieri sono tra le figure storiche che più amo (in particolare Dante, per cui ho una vera e propria adorazione), e vederli utilizzati male mi dà sempre una stretta al cuore. Tuttavia, non è stato questo il caso. Sarà per il tono spesso scanzonato, sarà per la realtà fantasy, sarà perché l'autore ha dato un'interpretazione propria partendo dai dati biografici effettivamente a nostra disposizione... insomma, sarà per molti motivi, ma nessuno mi ha delusa, anzi. L'unica cosa di cui ho sentito la mancanza è il mio Dante adulto, l'uomo che è stato in grado di scrivere la Commedia, ma quello arriverà col tempo – e, spero, con i prossimi libri.
Certo, vorrei comunque sottolineare che non stiamo parlando di un romanzo psicologico, e l'obiettivo dell'autore è intrattenere, più che andare a scandagliare i segreti del pensiero: tuttavia, con l'importanza che giocano le anime umane in questa storia, si può notare una certa attenzione nella descrizione degli stati d'animo e dei moti contrari che a volte muovono lo spirito.


E a proposito di spirito, riallacciandomi al discorso sul worldbuilding, non posso che ammirare di nuovo la capacità dell'autore di mescolare concetti arrivati al Rinascimento dalla Roma antica, intessendoli in un arazzo fantasy che danno al mondo narrato una complessità e un senso del meraviglioso intenso, divertente e incalzante. Leggendo mi hanno colpita molte delle trovate più originali e mi ha stupita il modo in cui concetti dell'antichità – i Lari, i Mani, la Fama che viaggia veloce, giusto per dirne alcuni – sono stati rimaneggiati passando, appunto, prima attraverso la lente tardo medievale, per poi essere sviluppati nelle lande dello Spirito in maniera particolare e interessante. Senza dimenticare i riferimenti poetici, citati in esergo a ogni capitolo. Come già accennavo, dai concetti alla base della storia fino ai dettagli più minuti, tutto concorre nel dare un'idea di un mondo che esiste da ben prima di questa storia e che continuerà a esistere dopo che sarà conclusa.

Mi rendo conto di non aver parlato granché della trama, e di essere stata parca di dettagli in generale. La verità è che mi sono goduta talmente la scoperta di tutti i dettagli di questo mondo, e delle svolte della trama, che sarei veramente pessima se togliessi a voi il piacere di scoprire tutto questo leggendo. Vi chiedo di fidarvi quando vi dico che è una storia divertente, piena di sviluppi imprevisti, di Spiriti che sarà divertente collegare alle famiglie d'origine e di trovate che vi faranno chiedere (come è capitato a me appena ho finito il libro) "Ma devo aspettare molto per il seguito?". Spero proprio di no, perché io devo scoprire come l'autore riuscirà a seguire le vicende storiche, come riuscirà ad arrivare alla fine che sappiamo per Guido, e soprattutto perché ho bisogno di un'altra dose di avventura, e so che Gambarini me ne può dare una di ottima qualità.



Voto
                  8,5


Frasi e citazioni che mi hanno colpita...

  • "Kabal!" Una voce agitata lo chiamava. "Ti prego, svegliati!"
    Controvoglia e con un gran senso di oppressione in tutto il corpo, Kabal radunò attorno al proprio nome i frammenti sparpagliati della sua coscienza, incastrandoli alla bell'e meglio.

domenica 5 giugno 2016

«Di maggio sì vi do molti cavagli / e tutti quanti sieno affrenatori, / [...] e piover da finestre e da balconi / in giù ghirlande ed in su melerance»

Mie care lettrici, miei cari lettori,

anche il mese di maggio è passato, e il sole continua a rimanere incerto tra le nuvole di pioggia. Ho scampato un paio di temporali per un soffio! Anche per questo ho deciso di affidare a Folgore di San Gimignano il titolo del post riepilogativo del mese, con la speranza che comincino davvero a piovere ghirlande al posto delle gocce pesanti che ultimamente tamburellano sul mio lucernario.




Nelle letture sto mantenendo il ritmo, lento e tranquillo, che ho preso sin dall'inizio dell'anno. Non mi dispiace troppo, anche se ovviamente mi manca avere il tempo per dedicarmi un po' di più ai libri; rimango comunque contenta di riuscire a leggere anche per piacere, e non solo per lavoro.
Alcuni dei libri che mi sono passati tra le mani sono più che dimenticabili, e quindi non credo che ne parlerò qui: come il tempo per leggere, anche il tempo per il blog è irregimentato, e dunque preferisco parlarvi dei romanzi che mi hanno colpita. Spero di condividerli con voi presto; di uno avete già un'idea, guardando la copertina della Prossima recensione nella colonna a sinistra, e vi anticipo anche che il libro mi è stato inviato dalla casa editrice (Acheron books) e che sono molto felice di averlo potuto leggere.

Per il resto, maggio è stato ovviamente il mese del Salone del libro a Torino. Essendo il primo a cui ho partecipato per lavoro, è stato un momento allo stesso tempo strano ed eccitante. Oltre alla presentazione della nuova struttura e del rinnovamento grafico del giornale presso cui sto facendo il mio stage (il Giornale della libreria, dell'Associazione Italiana Editori) e all'incontro sui dati del primo trimestre del mercato editoriale, ho potuto dedicarmi a una delle mie attività preferite da fare durante le fiere letterarie, seconda solo ai giri tra gli stand in cerca di libri interessanti: gli incontri con le persone che, per molti motivi, non posso abbracciare spesso di persone. E quindi ho potuto strapazzare la Leggivendola Erica, ridacchiare di copertine e trame discutibili con Nereia e Simona (che ho lietamente conosciuto in questa occasione), abbracciare e chiacchierare con la lettrice rampante per antonomasia, Elisa, salutare Luca (spero seguiate i social di NN, è grazie a lui se sono così ben curati) e salutare svariati compagni di Master, che - fortunatamente - lavorano sparsi tra redazioni, uffici stampa e varie ed eventuali, in giro per l'Italia.


Ovviamente ho anche fatto un salto presso vari stand, curiosando tra le nuove uscite e salutando chi conoscevo. Ho anche fatto due acquisti: Le cose che restano di Jenny Offill (so che ora sta presentando il libro a Ivrea, alla Grande Invasione: avrei tanto voluto esserci!) e Stalin + Bianca di Iacopo Barison. Sono molto curiosa di leggere entrambi, ovviamente.
Ho fatto anche un altro paio di acquisti, durante il mese: mi sono lasciata tentare dalla sirene che cantano dai libri usati in zona Cairoli. E così ho preso una vecchia BUR con tre drammi di Hugo (Lucrezia Borgia, Maria Tudor e Angelo) e due Oscar di Remarque (Tempo di vivere, tempo di morire e Ama il prossimo tuo). Che ci posso fare, era una bella giornata di sole, ero felice, li ho visti e mi son detta che sarebbero stati il coronamento perfetto!

Infine, durante il mese ho cominciato a leggere i racconti inviati al Transilvania Project, di cui colpevolmente non ho ancora parlato. Trattasi di un concorso organizzato dalla Leggivendola, che mi ha chiesto - a suo rischio e pericolo - di far parte della giuria che sceglierà i vincitori, insieme ad altre persone molto interessanti, equamente divise tra autori, lettori e librai. Vista la bella esperienza che abbiamo vissuto, assieme a Marco/Salomon Xeno, svolgendo il ruolo di giuria per 3Narratori - che ricordo sempre con grande piacere! - sono felice di tornare a lavorare e parlare con loro per questo progetto, e di ampliare il discorso con tutti gli altri che, ne sono certa, renderanno ancora più divertente e interessante il dibattito.

Per questo mese è tutto. Giugno ci attende, e oltre al concorso e alle letture ci sono alcuni momenti importanti che mi attendono. Spero di potervene parlare presto, e soprattutto (egoisticamente) spero che saranno notizie positive.

Il mio augurio come sempre è che, nel frattempo, voi facciate buone letture.

A presto,

Cami



mercoledì 11 maggio 2016

#SalTo16: in partenza!

Carissimi lettori, carissime lettrici,
come ogni anno arriva Maggio e si porta dietro un appuntamento che, per noi lettori italiani, è sempre foriero di entusiasmi e attese: il Salone del Libro di Torino.
Io anche quest'anno sarò presente, e con una piccola marcia in più, visto che andrò non soltanto per piacere ma anche per lavoro. Avrò quindi alcuni momenti ed eventi da seguire obbligatoriamente (in particolare l'evento Sarà tutta un'altra storia, di venerdì mattina) ma per il resto sarò libera, e questo può voler dire solo una cosa: lunghe passeggiate tra gli stand, a scegliere libri, chiacchierare con editori, lettori e autori, e perdersi in questo mondo che tanto amo.
Come sempre, mi auguro di incontrare anche qualcuno dei lettori del blog. Riconoscermi, quest'anno, sarà facilissimo: il badge nella foto è il mio!
Se mi incrocerete, non esitate e fermatemi. Come potete immaginare, adoro chiacchierare.
Buone letture e a presto,
vostra
Cami

domenica 1 maggio 2016

L'arte di collezionare mosche - Fredrick Sjöberg (e due parole su I Boreali)

Titolo: L'arte di collezionare mosche (originale: Flugfällan)
Autore: Fredrick Sjöberg

Anno: 2004

Editore: Iperborea
Traduzione: Fulvio Ferrari
ISBN: 978-88-7091-542-6

Pagine: 218

Trama: Frederick Sjöberg è un collezionista di mosche, anzi della famiglia dei sirfidi, e per la precisione solo dei sirfidi indigeni dell'isoletta svedese su cui vive. La sua attività di entomologo e, soprattutto, di collezionista guida questo libro che più di tutto è un'autobiografia, ma che in realtà contiene in sé anche l'essenza del romanzo, del saggio divulgativo, della conversazione brillante.

Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Forse non dovrei cominciare una recensione con un luogo comune così trito, ma spero mi perdonerete, perché in questo caso corrisponde alla pura verità. 
Questo libro non l'avrei letto se, per una serie di coincidenze, scelte e casualità, non mi fosse stato donato quando (per lavoro) ho visitato la redazione di Iperborea; e se, al contrario di quanto mi capita di solito, non avessi scelto di leggerlo subito piuttosto di lasciarlo a sedimentare. Avevo bisogno di un libro che fosse letterario ma leggero, che fosse non comico, ma venato d'ironia, divertente in maniera sottile; e magari, pensavo, mi avrebbe fatto bene anche un po' di avventura, per imparare cose nuove, per espandere un pochino i miei orizzonti e vivere un mondo diverso per interposta persona.
Ovviamente non mi era così chiaro, sul momento, ma il bello di ripensare a ciò che ci è successo è che spesso è tutto molto più comprensibile. E così posso dire con certezza, ora, che L'arte di collezionare mosche era esattamente il libro di cui avevo bisogno.
Fredrick Sjöberg, in questo libro delizioso, parte da sé e dai sirfidi (una particolare specie di mosca, appunto) per andare ben oltre il semplice manuale di entomologia — quindi vi invito a ricredervi, come ho fatto io, se all'inizio l'dea delle mosche non vi intrigava  e anche oltre alla forma romanzesca. Credo sia inutile cercare un genere per questo libro, che mescola ricordi e divulgazione scientifica, riflessioni e racconti d'avventura: si tratterebbe di un'incomprensibile limitazione. 
Sjöberg ha semplicemente deciso, un giorno, di mettersi a raccontare della sua vita sulla piccola isola in cui abita, della sua collezione di sirfidi indigene di suddetta isola, e di tutto ciò che anche solo tangenzialmente l'ha accompagnato nel corso degli anni . E l'ha fatto adottando uno stile colloquiale, piano, e un procedere a episodi che rende la narrazione simile a una conversazione brillante: la lettura, così, è immensamente piacevole, e pare quasi di essere in ascolto, e non di far scorrere gli occhi sulle parole. 
Procedendo in questo modo Sjöberg ha la possibilità di toccare argomenti anche (apparentemente) distanti tra loro: e quindi ecco che compaiono descrizioni delle isole svedesi, le storie di alcuni visitatori, riflessioni sul controlloun argomento che, soprattutto nei primi capitoli, torna spesso, e che si concretizza nella necessità del collezionista di avere un limite; ma che sorprende un poco, per le esperienze di vita dello stesso Sjöberge, soprattutto, le storie di altri entomologi, veri e propri avventurieri, che accompagnano il lettore e diventano dei co-protagonisti a tutti gli effetti. Colui che più di tutti merita questo titolo è René Malaise, entomologo svedese che viaggiò in alcuni dei luoghi più lontani ed esotici del mondo, in particolare nel Kamčatka, affrontando situazioni incredibili per continuare le proprie ricerche e per perfezionare le proprie trappole per insetti. Non vi racconto nulla; credetemi quando vi dico, però, che Malaise incarna perfettamente la figura dell'esploratore tipica di fine Ottocento-primo Novecento, e che "studiare insetti" è una definizione molto limitante della sua occupazione.
A far da cappello a tutto questo ci sono le riflessioni di Sjöberg, che dalla sua passione per i sirfidi prende l'attenzione al dettaglio minuzioso e, soprattutto la capacità di riflettere data dalle attese lunghissime, passate fermo immobile. Alcuni passaggi del libro danno l'idea di essere stati scritti dopo settimane di riflessioni, idee assorbite a tal profondità da essere cristalline nella sua mente, pronte a essere poi scritte con assoluta semplicità.

Poco dopo aver chiuso il libro, ho cominciato a sperare che Iperborea portasse in Italia gli altri scritti di questo autore; grazie alla serata inaugurale de I Boreali (il festival dedicato alla cultura nordica che dall'anno scorso ha luogo a Milano, un'iniziativa bellissima che spero di godermi ancora di più l'anno prossimo), posso confermarvi che Iperborea sta effettivamente traducendo un altro libro di Sjöberg, una sorta di seguito de L'arte di collezionare mosche, e io ovviamente ne sono davvero felice.
L'incontro di cui parlo ha visto Sjöberg parlare con Paolo Nori, un autore di cui ho letto solo articoli per ora, e dall'umorismo che ben si sposa con l'ironia dell'autore svedese: hanno dato vita a una conversazione vivace, brillante, interessante, che ha confermato la simpatia che ho provato nei confronti dell'autore durante la lettura, e che ha fatto ridere di cuore me e molti dei presenti. Si è parlato di insetti e di chi li cataloga, esploratori ed esploratrici, biologi, donne, della Svezia e dell'Italia, delle passioni, delle collezioni e delle manie, di letteratura (russa, in particolare) e di WC a due posti (per capire il perché dovrete leggere il libro). Sono anche riuscita a farmi firmare il libro, cosa a cui tenevo molto, e mi ha fatto piacere potergli parlare, anche se solo per poco. 

Quando il seguito uscirà in libreria io lo prenderò, senza alcun dubbio (e sono quasi tentata di sperare che in casa editrice ascoltino Paolo Nori e lo intitolino Il re dell'uva passa: mi piace più de Il re dell'uvetta!). 

Voto:
  8,5

Frasi e citazioni che mi hanno colpita...
  • Molti anni fa, prima dell'isola e del teatro, risalii l'immenso fiume Congo su una chiatta che faceva servizio passeggeri. Ah, che avventura! Che racconto poteva venirne fuori! Sulla libertà! E invece niente: non sono mai riuscito a dire nient'altro che le foreste erano grandi e il fiume largo come lo stretto di Kalmar. Che c'ero stato. È questo che capita quando si viaggia per avere qualcosa da raccontare. Si perde la capacità di vedere. In compenso avrei potuto essere inesauribile sul tema della nostalgia. Meglio non dire niente.
  • Bottonologia si chiama, la scienza del futile, un termine irriverente, ma corretto. L'uomo che amava le isole è essenzialmente, in quanto collezionista, un tipico bottonologo. Stila cataloghi. L'idea è che debbano essere completi. Dev'esserci tutto. In questo il bottonologo si distingue dal cartografo, cui per altri versi assomiglia e con cui può essere confuso. Chi disegna carte geografiche non potrà mai inserire tutto nella sua immagine della realtà, che rimane per forza una semplificazione, a prescindere dalla scala scelta. Entrambi cercano di catturare qualcosa e di conservarla. Ma la somiglianza finisce qui. 
    Quello che mi sconcerta è che a volte il bottonologo, come in Lawrence, sembra solo un ex cartografo sulla via della pazzia. Una fase transitoria. 
  • A partire dal giorno di aprile in cui il sole a sud fa aprire i primi boccioli del salice, cominciano a volare anche i primi sirfidi. Piccole specie poco appariscenti che spesso vengono definite rare nei libri, forse perché sono davvero molto poco diffuse, ma più probabilmente perché nessuno si dà il tempo di vederle. [...] Inoltre i salici migliori sono in genere così alti che non ci si arriva con il retino: si può solo stare sotto a osservare con il binocolo quello che succede tra i fiori in cima, tormentandosi il cervello e domandandosi quali specie stiano volando lassù. Naturalmente si può comprare un manico [per il retino] più lungo (gli ingegnosi cechi ne hanno messo in commercio uno lungo otto metri) e starsene al sole di primavera come un saltatore con l'asta che ha perso la strada, ma pare che manici del genere siano difficili da maneggiare mantenendo la propria dignità, così sono andato alla ricerca di salici che fioriscano pur essendo bassi. 
  • Quando i giorni erano contati tutto mi pareva più chiaro, come se tra la fine dei preparativi e la partenza regnasse una particolare magia. Il tempo al di là di quel limite sembrava infinito, sfuggente e inaffidabile. La limitazione conferiva una calma liberatoria. Quei giorni contati erano come un'isola. E l'isola, in seguito, divenne un istante misurabile. A lungo questa scoperta fu l'unico incontestabile profitto dei miei viaggi.
  • E quando dico che il paesaggio letterario può trasmettere una specie di esperienza letteraria a diversi livelli di profondità, intendo proprio questo: prima di tutto bisogna conoscere la lingua. In un dizionario tutto fatto di animali e di piante, dunque, le mosche sono vocaboli in grado di narrare storie di ogni tipo seguendo il codice delle leggi grammaticali dell'evoluzione e dell'ecologia.
    Riconoscere un Chrysotoxum vernale quando lo si vede e sapere perché vola proprio in quel luogo e in quel momento dà una soddisfazione che purtroppo non è affatto facile da spiegare. Temo che si debba prendere la deviazione dell'utile per poter arrivare al bello. L'essenziale resta una questione di gusto.

Buone letture e buoni libri!

Vostra,
Camilla

domenica 31 gennaio 2016

«Accade quest'anno ciò che accade ogni tanto alla fine di Gennaio, una falsa primavera»

Mie care lettrici, miei cari lettori,

anche questo Gennaio è passato, e come ha ben scritto Simenon ne La neve era sporca (da cui viene la frase che ho preso in prestito come titolo), è stato un inizio d'anno piuttosto tiepido. Mi è quasi venuta voglia di primavera, e di parchi in cui stendermi a leggere... benché sappia che ci attende almeno un altro mese di freddo.
Quindi non ho ancora riposto le coperte pesanti e le tazze giganti per il caffellatte, fedeli compagni delle mie sessioni di lettura casalinga. Avevo qualche post altrui in arretrato che ho recuperato durante il fine settimana e in questi giorni mi sto anche dedicando a un progetto con alcuni miei compagni di Master che spero si sviluppi al meglio.
E a proposito di Master: l'ho ufficialmente concluso. Qualche giorno fa ho fatto il colloquio finale e devo dire che è stata una sensazione strana: da un lato sono felice, per ovvie ragioni, dall'altro rifletto sempre più sul fatto che, salvo sorprese, questa è stata la mia ultima esperienza accademica come studentessa. Certo, continuerò a studiare, perché il desiderio di sapere e imparare, di approfondire, è parte di me e parte di quello che mi porta verso i libri; però l'ambiente universitario mi è sempre piaciuto, e la possibilità di interagire coi docenti era uno stimolo non da poco. Insomma, sono contenta, ma provo anche quella punta di malinconia che accompagna la fine di ogni cosa.

Ma lasciamo da parte la pensosità e passiamo ai libri! Questo mese ne ho finito uno che avevo cominciato a Dicembre e ne ho letti altri due; li vedete tutti qui di fianco. Come potete vedere dalle mie stelline, solo uno mi ha veramente colpita, e spero di parlarvene presto: si tratta de L'arte di collezionare mosche di Fredrik Sjöberg (Iperborea), che mi è stato donato in un'occasione molto importante per me, di cui vi parlerò nel post dedicato.
Degli altri due vi parlerò qui, perché non ho molto da dire a riguardo. Sono libri che ho letto in inglese; uno, Cranberry Bluff (di Deborah Garner, autopubblicato) è un cozy mystery semplice, la versione cartacea di una puntata de La signora in giallo (ma senza Angela Lansbury). I personaggi sono delineati il minimo indispensabile, ma devo dire che non risultano per niente macchiettistici: piuttosto, si può dire che ricordano quei "caratteri" che, appunto, uno potrebbe trovare in una puntata della cara Signora già citata. Il mistero incentrato sul motivo che ha portato Molly, la protagonista, a gestire il piccolo B&B mette abbastanza curiosità da voler proseguire la storia e la risoluzione finale mi ha colta di sorpresa, così come alcune delle rivelazioni relative ai vari personaggi. Volevo dell'intrattenimento gradevole e leggero e questo ho ottenuto, quindi posso dirmi soddisfatta.
Dying for a living (di Kory M. Shrum, di nuovo autopubblicato), invece, mi ha lasciata piuttosto freddina. Trattasi di romanzo urban fantasy in cui esiste una minuscola percentuale di persone per cui è possibile tornare dalla morte, e anche sostituirsi a qualcuno in procinto di morire; così la protagonista, Jesse - che fa parte della percentuale di cui sopra - lavora come "rimpiazzo di morte". L'idea era intrigante, e il fatto che la trama accennasse all'investigazione di Jesse sul proprio omicidio aveva solleticato la mia curiosità; purtroppo ho trovato le relazioni tra i personaggi estremamente mal sviluppate, e più che miei coetanei (o giù di lì) mi sono sembrati ragazzini di sedici anni. Che parlano di chi ama chi nei momenti più inopportuni, tra le varie cose, o che sembrano dimenticarsi di essere sotto indagine, mentre qualcuno tenta di ucciderli. La scrittura non è particolarmente brillante; e l'assunto di base della storia - l'esistenza di questi "redivivi" - avrebbe forse avuto più senso senza i tentativi di spiegarlo scientificamente, perché più l'autrice tenta di chiarire questi aspetti, più tutto risulta posticcio. Unite insieme il tutto e capirete perché per me questo libro non è riuscito a spiccare il volo; peccato, perché alcune trovate sarebbero state piuttosto interessanti, prese singolarmente. 

Per questo mese finisce qui. Mi auguro che Febbraio porti letture che mi sorprendano: il libro che ho ora in lettura ci sta riuscendo molto bene. Ma ve ne parlerò quando l'avrò finito!

Come sempre vi saluto augurandovi buoni libri e buone letture.

Un abbraccio,

Cami